Il mondo secondo Garp

Come poter cominciare a parlare di questo romanzo? All’interno troviamo descritte semplicemente le vicende di una vita. Semplicemente per modo di dire, visto che raccontare un’intera esistenza è forse la modalità più complessa per raccontare una storia.
Dolori, incomprensioni, problemi, paure, preoccupazioni e morti, ma anche nascite, gioie, esperienze, amori e soddisfazioni, tutto questo è vissuto dal protagonista in relazione a figure familiari e non, immerse in variegati contesti ambientali.
È una biografia e, come tutte le biografie, è altalenante, assurda e insensata ma, per il solo fatto di essere, è gioia e stupore allo stato puro. T.S. Garp brancola tra le sue vicende causate direttamente o indirettamente da lui stesso. Non ha scelto né dove né quando e né, sopratutto, da chi nascere. Catapultato dentro un’esistenza cerca di darle una grossolana direzione verso ciò che riesce a fare con più costanza e serietà: scrivere. Avrà sin da piccolo degli interessi ma solo questo lo connette al mistero della produzione di significati e della soddisfazione nel concludere qualcosa: un romanzo. Ma questa è molto di più che una storia di uno scrittore, è la storia di un uomo, è la storia di ognuno di noi, per tutti identica ma infinitamente differente.

Il mondo in cui si muove il protagonista è il mondo che tutti noi conosciamo. L’antinomia tragicomica è lo sfondo brulicante che fa muovere le figure al suo interno. Tante volte ci troveremo a ridere nervosamente delle assurde cose che Garp vede o vive in prima persona. Essendo uno scrittore è anche un ottimo osservatore e tutto ciò lo riversa sulle storie che scrive, sempre percorse da una venatura drammaticamente scherzosa. Questa sua capacità molti dei suoi lettori non la capiscono, tacciandolo per un insensibile cinico che si prende gioco delle disgrazie degli altri e del mondo. Ma questi sono gli illusi che credono ancora che tutto il Male si sconfiggerà una volta per tutte con un bene culturalmente e tradizionalmente tramandato. Garp no, ha capito che il Male è necessario per apprezzare meglio il Bene e che censurarlo non è utile al fine della nostra felicità. Molto zen in questo.

Il modo con il quale l’autore del romanzo, John Irving, ci connette con l’animo di Garp è miracoloso. Il personaggio sembra respirare attraverso le pagine, basterebbe avvicinare le dita al libro per toccarlo. È complesso, stupido, geniale ma anche incivile. Ma sopratutto è ipocrita e incoerente con gli altri e con se stesso.
Il piano esteriore, quello convenzionale e civile, si scontra con quello interiore, più genuino e ribelle. Delle volte pensa cose grottesche ma compie azioni eroiche, altre volte farà cose discutibili ma avrà pensieri buoni e puri.

Garp è tutto insieme, un fascio di stati d’animo e di pensiero che si legano fra loro in un fragile Io che cerca disperatamente di contenere questo fiume in piena che è la vita e le sue vicende.
Non sappiamo chi è veramente Garp, probabilmente nemmeno lui lo sa, e se esiste, nel profondo, un vero Garp.
Divincolandosi tra le fitte reti di individui ed episodi ci dimostra anche quanto sia difficoltoso conservare una propria deontologia sull’esistenza in cui, per quanto ciascuno si dibatterà per rimanere a galla dal caos, per dominarlo con coscienza, gli eventi lo travolgeranno nell’oscura profondità dello stupido e irrazionale. Però sta a noi riuscire a riemergere con una migliore comprensione tramandataci dall’errore.
In questo modo il nostro giudicare è sospeso, Garp siamo noi e ciò che compiamo.

Un’altra cosa che continua a essere presente è la sua storia passata. Noi conosciamo tutto di lui e a volte anche il perché ha agito in un determinato modo. Questa penso sia la lezione più importante che Garp, inconsapevolmente, mi ha insegnato: ogniqualvolta il nostro istinto è propenso a dare un senso e un significato al gesto di qualcuno non dovremmo mai dimenticare il substrato che quel gesto possiede. Ogni azione compiuta non nasce e muore in se stessa ma è un prodotto di certe azioni passate che a loro volta ne possiedono delle altre, inoltre quel gesto sarà inevitabilmente una componente, tra le tante, che formeranno un’altra azione futura.
Ognuno di noi è una storia e così dovremmo percepirci. Il passato di una persona vive nell’istante del suo presente e ciò che sta compiendo appartiene già ad un suo futuro. Non siamo frammenti che fanno cose frammentate. Ognuno di noi è un flusso costante.

Per concludere, questo è un libro in cui immergersi per osservare la vita e accorgersi di quanto sia paradossale e insensata, di quanto sforzo ci imponiamo per resisterle e per confluirla in un’unica rotta, compito che si rivela il più delle volte fallimentare. L’unica cosa da fare è il nostro meglio, di più non possiamo.

“Nel mondo secondo Garp, siamo tutti dei casi disperati.”

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3 Comments Add yours

  1. Alessandra ha detto:

    Che Garp sia anche la raffigurazione di tutte le contraddizioni che albergano, in modo più o meno evidente, nell’intimo di ogni essere umano? Sparo a caso, non avendo letto il libro 😉 Interessante questo autore (e molto bella la tua recensione)

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  2. Emanuele SZ ha detto:

    Grazie! Comunque sì, Garp, come ognuno, contiene tutte le sfumature emozionali che esistono. Poi, da come prosegue la propria costruzione identitaria, si sceglieranno i comportamenti e i pensieri più coerenti con il sé, ma tutta la gamma rimanente non scompare. 🙂

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